Rikard Sjoblom (Beardfish)

Rikard Sjoblom (Beardfish)

domenica 15 gennaio 2017

Rockfour

I Rockfour sono un ensamble israeliano costituitosi nel 1988 ad Holon, una città industriale -vicinissima a Tel Aviv- situata sulla costa centro-meridionale. 
Dal 1991, uscita del loro primo lavoro, la band ha rilasciato nove dischi di cui cinque nel nuovo millennio e un live nel 1999 con ospite Aviv Geffen, autentica icona progressiva israeliana. Il loro sound è policromatico con sprizzate space/progressive,alternative rock e parti più commerciali pop melodiche.
Da sottolineare che nei loro tour americani hanno aperto  concerti –tra gli altri- di Dave Matthews,  B-52s e Blondie.
Line up attuale: Eli Lulai : voce. Baruch Ben Yitzhak: chitarre. Marc Lazare: basso. Yaki Gani:tastiere e chitarre e Itamar Levi alla batteria. 
Sito ufficiale: http://www.rockfour.com


Album consigliato : Memory of the never happened (2007)

Gadi Caplan

Gadi Caplan è un compositore/chitarrista isreliano che attualmente risiede a Boston nel Massachusetts, nel suo background musicale ci sono anche xilofono, pianoforte e sitar, studiato direttamente in India nel 2004.
A livello di uscite discografiche Caplan ha rilasciato tre dischi  "Opposite Views" (2011), "Look Back Step Forward" (2013) e il 2 Giugno 2016 "Morning sun" per Musea Records.
Il suo sound è basato su una ricerca di virtuosa fusione tra elementi jazzistici e rock progressivi per un prodotto di grande qualità anche per la presenza di numerosi ospiti che arricchiscono il tappeto sonoro, facendolo planare in lande di prelibata fruizione.
Sito ufficiale: http://gadicaplan.com


Album consigliato: Morning sun (2016)

lunedì 9 gennaio 2017

Interpose +

Gli Interpose + sono una band giapponese che si è formata nel 2003 e ha sfornato, per la label francese Musea Records, tre ottimi album ricchi di prog sinfonico melodico con cenni jazz fusion, il tutto impreziosito dalla voce femminile di Sayuri Aruga.
Sito ufficiale: http://www.interpose.jp
Line up: Kenji Tanaka: chitarre. Katsu Sato: batteria. Shinko Shibata: basso. Nobuo Watanabe: tastiere e la vocalist Sayuri Aruga.

Album consigliato: Interpose + (2005)

TEE (The earth explorer)

I TEE (The Earth Explorer) sono un ensamble nipponico formatosi nel 2005 come cover band progressiva con il nome Euro Express. L'anno seguente con la denominazione attuale hanno iniziato a produrre musica inedita riuscendo a pubblicare un live nel 2007.
Nei loro tre dischi in studio-totalmente strumentali- usciti per Musea Records (The earth explorer nel 2009, Trans europe expression nel 2012 e lo scorso anno Tales of eternal entities), il quintetto giapponese mette sul pentagramma un raffinato sound molto "europeo" con calibrate incursioni flautistiche e cadenze più fusion sinfoniche.
Sito ufficiale: https://tee-tokyo.jimdo.com
Line up attuale: Kenji Imai: flauto.Takayuki Asada: batteria.Yukio Iigahama: basso. Katsumi Yoneda: chitarre e il tastierista Ryuji Yonekura (ex  Interpose +).

Album consigliato: Tales of Eternal Entities (2016)

mercoledì 28 dicembre 2016

Top Five Internazionale

Scegliere nel mare magno delle uscite discografiche del 2016 non è agevole. 
Eccovi la mia personalissima, nonchè opinabilissima, top five internazionale tra i lavori che ho potuto ascoltare

Amoeba Split: Second Split
Uscito il 2 Giugno per la Label Azafran Media, “Second Split” il secondo attesissimo disco degli spagnoli Amoeba Split, seppur più incline a virate jazzistiche, non ha deluso le aspettative.
Chi, come il vostro blogger, si era deliziato con il loro primo album “Dance of Goodbyes” (vedi http://progressivedelnuovomillennio.blogspot.it/2015/05/amoeba-split.html) troverà anche in questo lavoro, totalmente strumentale, le coordinate canterburiane che tanto fascino esercitano ancora nel terzo millennio, il tutto con una freschezza compositiva che l’ensamble galiziano mette in ogni nota delle sei tracce per 41 minuti di sound stupefacente.
Line up: Ricardo Castro Varela: Hammond, Mellotron, Moog, Piano. Alberto Villarroya Lopez: basso, tastiere e chitarre. Fernando Lamas: batteria. Pablo Añón : Soprano, alto & sax tenore. Eduardo "Dubi" Baamonde : Sax tenore e flauto e Ruben Salvador: Tromba.

Hominido: Alados
Gli Hominido sono un’entità importante per il progressive sudamericano, cileno in particolare.
Il loro secondo disco, “Alados”, uscito in autoproduzione il 7 Settembre, conferma la consistenza  sonora del primo disco “Estirpe Litica (2014) nonostante le importanti defezioni di uno della triade dei padri fondatori del gruppo: il bassista Francisco Martin e soprattutto della voce femminile Eliana Valenzuela.
Alados è comunque un disco molto godibile, cantato in spagnolo (idioma che trovo molto suggestivo di per sé) da Javier Briceño Perez, per un’ora abbondante di musica suddivisa in undici tracce composte dai padri fondatori del gruppo Pablo Carcamo Risso e Rodrigo González Mera.
Nel loro sound, fluttuante tra dolcezza e vigore, predominano i delicati tocchi chitarristici di Nathan Ide Pizarro e una suadente tromba suonata Cristopher Hernandez Catipillan che utilizza anche il Duduk, un antico strumento tradizionale armeno simil flauto.
Line up: Javier Briceño Perez: voce. Pablo Carcamo Risso: chitarra, tastiere.
Nathan Ide Pizarro: chitarra tocco. Rodrigo González Mera: batteria, percussioni. Cristopher Hernandez  Catipillan : tromba, corno francese, duduk e Benjamin Ruz Guzman: violino.

Dungen: Haxan
Gli svedesi Dungen sono giunti nel 2016 a registrare l’ottavo disco in studio, un album completamente strumentale dal titolo Haxan che significa  “ La Strega”.
Il lavoro, uscito a livello mondiale il 25 novembre per l’etichetta Smalltown Supersound, è di fatto il commento sonoro del più antico film d’animazione muto del 1926 “The adventures of Prince Achmed” della cineasta tedesca Charlotte “Lotte” Reiniger.
Quattordici tracce (tutte con titoli in svedese) per 39 minuti di proposta musicale in cui il quartetto di Stoccolma si esibisce in una performance assai affascinante tra psichedelia progressiva, passaggi free form e ambientazioni più pacate simil Sigur Ros con uno spiccato minimalismo melodico.
Line up: Gustav Ejstes: pianoforte, chitarra. Reine Fiske: chitarra. Mattias Gustavsson: basso. Johan Holmegaard: batteria


Dewa Budjana: Zentuary
Il nuovo doppio album, triplo se parliamo di vinile, del compositore/produttore/chitarrista indonesiano Dewa Budjana (classe 1963) è davvero di notevole qualità.
“Zentuary”  è un lavoro prog/fusion con marcate influenze etniche.
In questa uscita discografica il musicista balinese (leader della pop/rock band “Gigi”) viene affiancato da un cast stellare: Tony Levin al basso, i magnifici batteristi/pianisti Gary Husband e Jack DeJohnette, i sassofonisti Danny Markovich e Tim Garland, Guthrie Govan alla chitarra e la straordinaria flautista indonesiana Saat Syah.
Dodici tracce per oltre 100 minuti di magistrale musica quasi tutta strumentale, con due brani cantati dalle vocalist Ubiet e Risa Saraswati.e un cameo dell’Orchestra Sinfonica della Repubblica Ceca diretta da Michaela Růžičková.
Un lavoro suntuoso, molto ambizioso, da possedere assolutamente in discografia.

Gustavo Santhiago: Animam
Cinque tracce per 47 minuti di prog sinfonico per il disco d’esordio autoprodotto di questo giovanissimo polistrumentista/compositore brasiliano.
Se il buon giorno si vede dal mattino è indubbio che Santhiago -con i suoi 17 anni- abbia un futuro radioso in quanto queste composizioni sono già di eccellente livello con un uso massiccio di tastiere e fughe melodiche d’impatto, con riferimento ai classici del prog seventies, virate verso musica etnica (indiana, celtica) e afflati jazzistici.
Nulla di originalissimo ma prodotto davvero gradevole e poi bisogna dare fiducia alle giovani leve..    
Tutti i brani sono stati composti, prodotti e mixati dallo stesso Gustavo Santhiago, coadiuvato come ingegnere del suono e mastering da Renato Napty. L’artwork è di Eduardo Passini.
Line up: Gustavo Santhiago: tastiere, basso, flauto. Felipe Salvego: chitarre. Ilan Milner : basso. Giovanni Lenti (cugino) e Gabriel Costa: batteria. Ricardo Santhiago (fratello): chitarra, sitar.


Tra i dischi non propriamente progressive, desidero segnalare un gioellino uscito il 3 Giugno per ATO Records, si tratta di Monolith of Phobos  composto e suonato dai virtuosi polistrumentisti/ cantanti Les Claypool (il leader dei Primus) e Sean Lennon (il figlio che John ha avuto da Yoko Ono nel 1975).
Undici tracce per 50 minuti di puro sound psichedelico seventies con un tocco di “sghembo” space rock. Su tutta questa geniale follia creativa predominano la verve schizo/istrionica di Claypool che al basso è un autentico fenomeno e la vocalità simil paterna di Sean Lennon che addolcisce le partiture non sempre agevoli per il fruitore.

martedì 27 dicembre 2016

Top Five italiana

Come di consueto, eccovi le mia personalissima top five progressiva italiana estratta dai dischi che ho potuto ascoltare in questo 2016 che sta declinando.

Eveline’s dust: The painkeeper
La gioventù proghettara riesce a sfornare album di notevole livello, uno degli esempi più eclatanti è il secondo disco dei pisani Eveline’s Dust (ED), vincitore del prestigioso premio per la migliore band emergente al Fim Rock Contest 2016.
Il titolo del lavoro è “The Painkeeper” (Lizard Records), un concept album di 44 minuti diviso in 9 tracce, ispirato al componimento poetico “ Il custode di dolori” dell’intellettuale pisano Federico Vittori.
Il disco, che narra la perenne lotta contro un oscuro personaggio che ha l’obiettivo di sottrarre le aspirazioni agli uomini , è particolarmente suggestivo, con la calda voce di Pedreschi a impreziosire la trama narrativa tra svariate sfacettature progressive con richiami vintage e virtuosismi mai fini a se stessi.
La Line up ufficiale dell’ensamble toscano:Nicola Pedreschi (tastiere e voce), Lorenzo Gherarducci (chitarre), Marco Carloni (basso) e Angelo Carmignani (batteria) è stato coadiuvato dalla voce femminile di Carolina Paolicchi e dal virtuoso saxofonista Federico Avella.
Da notare il particolare artwork del fumettista Francesco Guarnaccia e il mastering dell'album ad opera dell’empolese Andrea “Pelle” Pellegrini, tecnico del suono/fonico , tra gli altri, di Crimson Project, Adrian Belew, Gavin Harrison, Nek, Elio e le storie tese.

Paradiso degli Orchi: Il corponauta
Il Corponauta (AMS Records) è il secondo full lenght dei bresciani Paradiso degli Orchi (nome tratto dal primo romanzo di Daniel Pennac del ciclo di Malaussène), undici tracce per quasi ottanta musica di grande portata progressiva.
Il lavoro è ispirato all’omonimo romanzo di Flavio Emer, scomparso nell’Agosto 2015 a 46 anni, un autore affetto da distrofia muscolare congenita ma capace, attraverso un computer, di poter esternare i propri pensieri.
Il disco, dalla genesi prolungata con la supervisione/produzione dal deus ex machina del prog nostrano il genovese Fabio Zuffanti, tocca vertici assoluti nella ricchezza degli arrangiamenti estremamente raffinati in ogni brano del disco.
Momenti vigorosi di mero rock-progressive intercalati da aspetti psichedelici con toccate etniche, atmosfere cantautorali e un sublime flauto che si erge a suscitare meraviglia.
Un corponauta nell’iperspazio delle sensazioni artistiche gradevoli.
Line Up: Michele Sambrici: chitarre e synth. Marco Degiacomi: batteria e voce. Andrea Corti: basso. Stefano Corti: percussioni. Sven Jorgensen: voce e Andrea Calzoni al flauto.

Hostsonaten:“Symphony n.1 : Cupid & Psyche”  
Symphony n.1 : Cupid & Psyche” (AMS Records) degli Hostsonaten è una creatura sinfonica partorita dalla mente dei “geni” liguri il musicista/compositore Fabio Zuffanti e Luca Scherani, autore degli arrangiamenti e delle orchestrazioni.
Il duo, coadiuvato da una schiera di ottimi musicisti, si cimenta in una ricca suite per gruppo e orchestra, un concept album-totalmente strumentale- che si ispira alla storia di Amore-Cupido e Psiche di Apuleio, scrittore della Numidia del secondo secolo dopo Cristo.
Dieci tracce -senza pause- per tre quarti d’ora di vibrante godimento e rilassamento psicofisico.
Le vicende della storia, che si possono trovare all’interno della confezione (cd o lp), sono vergate dal filosofo/scrittore/sceneggiatore alessandrino Pee Gee Daniel che si basa sulla narrazione di Apuleio, la traduzione in inglese è della flautista Joanne Roan.
La genesi musicale del magnifico disco è sintetizzabile in una intesa perfetta tra band “tradizionale” ed orchestrali, con spunti melodici d’intensa seduzione, per un lavoro che non presenta momenti di flessione.
Line up: Fabio Zuffanti e Daniele Sollo (Basso), Luca Scherani (tastiere), Laura Marsano (chitarre). Paolo “Paolo” Tixi alla batteria/percussioni.
Ospti orchestrali: Sylvia Trabucco (primo violino), Alessandra Dalla Barba (secondo violino),Ilaria Bruzzone (viola). Chiara Alberti (violoncello), Marco Callegari (tromba), Alberto Repetto (corno),Federico Curotto (trombone), Maurizio Zofrea (sax tenore),Sofia Bartolini (fagotto), Luca Tarantino (oboe) e Joanne Roan (flauto).

Ingranaggi della Valle: Warm Spaced Blue
I giovani romani Ingranaggi della Valle allargando la line up a sette musicisti hanno ulteriormente migliorato la qualità della loro già considerevole produzione discografica.
Il loro secondo disco Warm Spaced Blue uscito il 28 settembre per la Black Widow Records di Genova è di notevole spessore strumentale con la voce della new entry Davide Savarese ben amalgamata alla struttura sonora del gruppo, sempre orientata su suoni “tenebrosi” rock-progressivi dalla tastiera poderosa (mellotron in primis) con inclinazioni jazz canterburiane.
Sei tracce per tre quarti d’ora abbondanti di sopraffina musica con due strumentali e una suite di tre canzoni dedicate ai miti di Cthulhu dello scrittore statunitense orrorifico-fantasy H.P.Lovercraft.
Da sottolineare che, nella traccia iniziale “Call for Cthulhu: Orizon” ,al basso troviamo il mitico Fabio Pignatelli dei Goblin a creare atmosfere cupe e suggestive.
Line up: Davide Savarese (voce). Mattia Liberati (tastiere) Flavio Gonnellini (chitarre). Alessandro Di Sciullo (chitarre e tastiere) Marco Gennarini (violino). Antonio Coronato (basso) e Shanti Colucci (batteria e percussioni).

Winstons: The Winstons
Il trio lombardo degli Winstons, un super gruppo  composto da polistrumentisti di comprovata esperienza e talento - qua chiamati Linnon, Rob e Enro Winston-, hanno già lasciato un segno importante con il loro omonimo disco d’esordio per AMS Records.
Nelle dieci tracce dell’album per quasi 50 minuti di musica, eclettismo sonoro, raffinatezze strumentali ed eccellenti impasti vocali si intrecciano in incursioni su vari mondi: dalla Psichedelia Floydiana al Prog/Jazz, dallo Space Rock al Canterbury Sound con suadenti riferimenti al Brit/Pop fine anni sessanta.
Una miriade di benefiche sensazioni intercorrono tra musicisti e chi fruisce di questa prelibatezza discografica.
Interessante la copertina surreale dell'artista giapponese Gun Kawamura (cantante e chitarrista del gruppo glam-rock dei Blind Birds) che ha anche scritto due testi per un album che meriterebbe di avere risonanza internazionale, data la sua particolare architettura dell’arte dei suoni.
Line up: Roberto Dell’Era (Afterhours): basso, chitarra e voce. Enrico Gabrielli (ex Afterhours ora Calibro 35 e Mariposa): tasiere, sax, flauto e voce. Lino Gitto (Ufo): batteria, tastiere, voce.

Una nota di merito a ”Nebulosa”  disco d’esordio di una band di grande valore- diversamente giovane- quella dei savonesi Nathan che hanno sfiorato la top five ma hanno un posto particolare nel cuore del vostro blogger.

Per quanto riguarda il mio disco dell’anno non Prog (seppur vi siano reminiscenze e rimandi), la mia scelta è caduta su un concept album quasi interamente strumentale uscito a Novembre, si tratta di Drama (INRI/Tannen Records) il secondo full lenghts degli Ornaments che prende spunto da "Prometeo Incatenato",una delle tragedie attribuite ad Eschilo. In otto tracce, tra rock metal/psichedelico e afflati dark più fruibili l’ensamble lombardo/emiliano realizza un piccolo gioellino, tutto da apprezzare.

Line Up: Riccardo Bringhenti: batteria. Enrico Baraldi: basso. Alessandro Zanotti e Davide Gherardi alle chitarre e  Ospiti: Lili Refrain all’occasionale voce esoterica e Daniele Rossi al violoncello.

venerdì 23 dicembre 2016

Invernalia

Invernalia è il nuovo progetto del virtuoso polistrumentista/compositore/cantante argentino Aldo Pinelli, protagonista di alcuni album solisti e leader degli Habitat (vedi:
http://progressivedelnuovomillennio.blogspot.it/2012/01/habitat.html ). 
In questo disco targato Lizard Records, il musicista di Buenos Aires mette in evidenza un paesaggio sonoro sempre ricco di suggestioni e benefiche sensazioni.
Dieci tracce, per la maggior parte strumentali,per oltre 40 minuti di ottima proposta sonora, con un omaggio alla tragedia del Vajont ( 9 Ottobre1963) e un brano "La batalla de los cinco ejercitos ispirata all'Hobbit dello scrittore inglese J.R.R.Tolkien.
Nell'album oltre a Pinelli (chitarre,percussioni,basso,tastiere voce) suona il batterista Mario Pugliese coadiuvato nello strumento in due tracce da Roberto Sambrizzi, intervengono invece in brani singoli la flautista Paola Dolcera, il violinista Sebastian Calise e il pianista Eli Minervini.
Link utile: https://sound-park.it/album/torrent-188556-invernalia-aldo-pinelli-project-ex-habitat-invernalia-2015
Album consigliato: Invernalia (2015)